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Egregio sig. Presidente del Consiglio,
ho
ascoltato il Suo appello lanciato attraverso i tg nazionali e rivolto
ai giovani calabresi, all’indomani della strage di Duisburg, con cui li
esortava a reagire alla N’drangheta. Mi sono sentito chiamato in causa,
in quanto giovane e calabrese (ho 34 anni, vivo e lavoro a Catanzaro)
perché i fatti di Duisburg mi hanno colpito profondamente e poi perché
vorrei lanciare io
due appelli: uno ai miei conterranei e un altro a Lei in qualità di capo dell’Esecutivo.
Ai
calabresi vorrei dire che noi giovani siamo stufi di subire questo
stato di cose e che poiché siamo assolutamente consapevoli che
spetta a ciascuno di noi iniziare a dire no,
iniziare a difendere questo territorio perché ci appartiene, è arrivato
il momento di cambiare registro. Dobbiamo iniziare innanzitutto a
percepirci come esseri umani, come cittadini e non come sudditi privi
di diritti. Abbiamo il diritto di vivere in una regione civile. E’
emblematico come, ad esempio, quando si parla di turismo nella nostra
regione, ci si lamenti sempre della carenze, come l’inquinamento e la
disorganizzazione ma anche dei danni all’immagine causati da questi
efferati omicidi, solo in funzione dei potenziali turisti come se i
residenti non meritassero la stessa considerazione. Non ci lamentiamo
perché non ci piace vivere in queste condizioni ma perché
nell’eventualità in cui arrivassero dei turisti rischieremmo di fare
una brutta figura. E noi che ci viviamo? Non abbiamo diritto di vivere
in un territorio civile? Non siamo persone? Come possiamo pensare di
avere rispetto per i turisti se non abbiamo rispetto per noi stessi?
Una padrona di casa che ama l’ordine e la pulizia non teme di ricevere
visite in casa da un momento all’altro.
Il secondo appello Presidente lo lancio a Lei, rassicurandola circa la reazione dei
giovani calabresi nei confronti della
N’drangheta (che c’è ed è in atto da tempo), perché questa reazione non risulti vana.
I
giovani calabresi reagiscono quotidianamente alla N’drangheta nel loro
piccolo. Come possono. I giovani calabresi reagiscono alla N’drangheta
quando invece di elemosinare un posto di lavoro in cambio del voto
emigrano altrove (scelta criticabile ma non condannabile); quando
decidono di restare come ha fatto il sottoscritto e creano, insieme con
altri giovani, attraverso Internet nuove reti di intelligenza sociale (
beppegrillo.meetup.com/191)
attraverso le quali diffondere una nuova mentalità nella nostra
regione; quando scrivono, come abbiamo fatto di recente, una lettera di
solidarietà a
Pino Masciari, un coraggioso e onesto
imprenditore calabrese dimenticato da tutti (Stato compreso) che si è
rifiutato di pagare il pizzo e ha denunciato chi glielo chiedeva ed
oggi vive blindato lontano dalla sua amata regione, per farlo sentire
un pò meno prigioniero; quando scrivono una mail di solidarietà al
sindaco di Falerna,
in provincia di Catanzaro, perché per aver fatto abbattere delle case
abusive sulla spiaggia del suo comune ha dovuto subire l’isolamento;
quando segnalano ai sindaci, come quello di
Stalettì
sempre in provincia di Catanzaro, pericoli imminenti, in seguito agli
incendi che hanno flagellato la nostra bella regione, e restano
inascoltati; quando disertano i dibattiti, i convegni, le piazze dove a
parlare sono sempre gli stessi politicanti; quando si rifiutano di
votare personaggi che
da oltre trent’anni siedono
sugli scranni del Consiglio Regionale, che hanno contribuito in maniera
determinante all’elezione Sua e del Suo Governo e che ambiscono a
rappresentare “il nuovo” nel costituendo Partito Democratico; quando
creano comitati perché si rifiutano di subire il neo-colonialismo in
atto nella nostra regione dove basta aprire un’azienda e tenerla in
vita per cinque anni
per ottenere i finanziamenti e
subito dopo chiudere e licenziare tutti gli assunti o dove, in cambio
di una manciata di posti di lavoro, si autorizzano impianti industriali
che danneggiano la salute dei residenti; quando non chiedono di
usufruire di finanziamenti pubblici e vengono derisi, come è successo
al sottoscritto, perché convinti che in un libero mercato compito
dell’imprenditore sia quello di assumersi il rischio di investire i
propri soldi e non quelli della collettività; quando ideano
caparbiamente laboratori teatrali con i giovani delle scuole, come fa
con grande difficoltà un mio carissimo amico a
Lamezia Terme e
in altri piccoli comuni limitrofi, avvicinandoli all’arte e
allontanandoli dalle cattive compagnie; quando raccolgono le firme
(come faremo l’8 settembre prossimo) per impedire che i condannati in
via definitiva siedano in Parlamento; quando attraverso un
video-denuncia (pubblicato su You Tube all’indirizzo:
http://it.youtube.com/watch?v=hvGaltFZzb4)
mettono il dito nella piaga dei mali della propria terra denunciando
contemporaneamente lo sperpero di denaro pubblico che la Regione ha
avallato finanziando una campagna pubblicitaria che si smentisce
quotidianamente da sola. Solo per citarLe alcuni esempi di reazione.
Ma
ancora prima di reagire alla N’drangheta i giovani calabresi reagiscono
all’ipocrisia che circonda le istituzioni quando si parla di questo
annoso tema. Ci sono, infatti, altri giovani in Calabria come il
Pubblico Ministero Luigi De Magistris, in forza a Catanzaro e il suo collega
Eugenio Facciolla,
in forza a Paola, che stanno reagendo da tempo alla N’drangheta
indagando sulle commistioni tra mafia e politica. Forse loro hanno
reagito troppo. Il dott. De Magistris, infatti, ha dovuto denunciare
nei giorni scorsi al CSM alcuni tentativi, da parte dei “poteri forti”,
volti a sottrargli le indagini mirando a dimostrare una sua
incompatibilità.
Vede signor Presidente, in un mondo come quello
attuale, in cui stentiamo a riconoscere in chi ci sta intorno la buona
fede, queste persone rappresentano un patrimonio da difendere. I
giovani
non credono più nella politica perché predica
bene e razzola male, perché fino ad oggi sono rimasti sistematicamente
delusi ed hanno paura di restarlo ancora una volta. I loro occhi
diventano sempre meno ingenui e più critici perché molto meno disposti
a sognare senza lasciarsi sfiorare dal dubbio.
Qualcuno pensa che i
giovani siano un ottimo argomento per una campagna elettorale ma i
giovani sanno riconoscere la sincerità perché quotidianamente
riconoscono il tradimento.Il
sostituto procuratore Nicola Gratteri,
grande esperto di N’drangheta e grande magistrato, ha affermato nel
corso di un convegno che per battere la N’drangheta basterebbe qualche
modifica al codice penale e cinque anni di tempo. Ha perfettamente ragione. Cosa aspettiamo?
Presidente,
lei e la sua maggioranza avete l’opportunità di ottenere con una sola
mossa due risultati: sconfiggere la N’drangheta e riacquistare la
fiducia dei giovani. Cosa aspetta?L’hanno sempre criticata per la sua
incapacità di comunicare, dia una lezione una volta tanto ai suoi
denigratori dimostrando che la migliore comunicazione avviene
attraverso i gesti concreti, dando l’esempio, e non solamente a
parole."
Massimiliano Capalbo, Catanzaromaxestro@katamail.com